Stabilità agli aiuti 4.0

Nel programma di politica industriale che il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli delinea all’assemblea di Confindustria per ora ci sono concetti generali: la premessa, per il titolare del Mise, è la necessità di ricostruire un clima di fiducia reciproco tra imprese e istituzioni. Di qui l’impegno a «stabilizzare» (al momento si pensa in realtà a una proroga triennale) oltre che rafforzare gli incentivi 4.0, con un ingresso possibile della misura già in manovra. Patuanelli lascia cadere le critiche di Bonomi sull’abbandono dell’impianto iniziale del piano Industria 4.0 promettendo però «l’incremento dell’intensità delle agevolazioni, soprattutto su tecnologie di frontiera, l’estensione della platea di beneficiari» e, sul versante del capitale umano, «un piano straordinario per la formazione 4.0».

I tecnici di Patuanelli sono al lavoro sulla scrematura dei circa 100 progetti presentati dal Mise per il Recovery Plan, per un budget di oltre 150 miliardi. Oltre agli incentivi 4.0 e alla proroga del superbonus per i lavori di efficientamento energetico, almeno tre iniziative sembrano già certe di passare il vaglio: il rifinanziamento dei Grandi progetti di interesse comune europeo, a partire dall’energia prodotta dall’idrogeno «per il quale ci saranno non meno di 3 miliardi tra Recovery Fund e legge di bilancio», un nucleo di centri di ricerca dedicati ad alcuni campi specifici (intelligenza artificiale, quantum computing, biomedicale, tecnologie verdi e poi appunto idrogeno) ed un programma di «back reshoring» per incentivare il rientro di produzioni precedentemente delocalizzate all’estero.

Fonte Il Sole 24 Ore