Correzioni per Transizione 4.0

Viaggia dritto verso il nuovo «decreto ristori» la correzione del piano di incentivi fiscali Transizione 4.0. Un intervento che dovrebbe assorbire circa 6,7 miliardi dei 32 di deficit aggiuntivo autorizzati dal Parlamento.

L’intervento è urgente perché deve chiarire un aspetto di finanza pubblica legato allo stanziamento messo in legge di bilancio e alcuni aspetti interpretativi sul funzionamento delle agevolazioni. A meno di imprevisti, l’operazione dovrebbe dunque entrare nel decreto ristori atteso in consiglio dei ministri la prossima settimana.

Per i crediti di imposta su acquisti di beni strumentali, spese per ricerca e formazione la legge di bilancio si prevedeva di utilizzare risorse del Recovery Fund per 23,8 miliardi in cinque anni. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ne contiene solo 15,7. Il ministero dello Sviluppo economico, però, nel frattempo ha studiato una nuova versione delle norme, con oneri finanziari inferiori rispetto allo schema della legge di bilancio, e la differenza da colmare è adesso di circa 6,7 miliardi. In linea con le richieste della Commissione europea, cala sensibilmente la quota assegnata ai beni strumentali tradizionali (l’ex superammortamento), più che a compensare l’aumento delle aliquote che agevolano invece i beni tecnologicamente avanzati (ex iperammortamento).

Le modifiche dovrebbero avere carattere retroattivo, coprendo anche investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020, data in cui scattava il piano previsto dalla legge di bilancio. Il credito d’imposta del 10% per i beni strumentali tradizionali dovrebbe essere rinnovato solo per il 2021 e non più anche per il 2022. Di contro, il credito d’imposta per i beni strumentali materiali digitali dovrebbe vedere confermata la maggiorazione al 50% anche nel 2022. Tra le altre novità: per i software 4.0 aliquota che sale dal 20% dal 25%, per i software tradizionali invece dal 10 al 15% al pari dei dispositivi per lo smart working.

Nel decreto sarà molto probabilmente chiarito il perimetro di applicazione delle norme inserite nella legge di bilancio: riguardano solo investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 fino al 31 dicembre 2022 (con coda al 30 giugno 2023 se c’è un acconto pari ad almeno il 20%). Ma se l’investimento è stato programmato prima del 16 novembre 2020, con ordine accettato e versamento di un acconto pari ad almeno il 20%, valgono le vecchie aliquote della legge 160/19. Chiarimenti sono attesi nel provvedimento anche per quanto riguarda l’importo massimo di beneficio annuo per il credito d’imposta sui software e in relazione ai beni che rientrano nell’agevolazione maggiorata per processi di smart working.

Fonte Il Sole 24 Ore