La certificazione del Bonus ReS

L’imminente approvazione dei bilanci d’esercizio pone le imprese beneficiarie del credito d’imposta per ricerca e sviluppo davanti alla necessità di ottemperare a una serie di adempimenti formali ai fini della corretta fruizione del bonus fiscale.

In relazione al totale delle spese agevolabili sostenute, la normativa prevede che l’impresa beneficiaria predisponga «apposita documentazione contabile» che dovrà essere certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39. Questo adempimento dovrà avvenire prima della predisposizione del bilancio: lo scopo della “certificazione” è di attestare la regolarità formale della documentazione e l’effettività dei costi sostenuti per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Si precisa che non è stabilito alcuno schema di certificazione predefinito che, di contro, potrà essere redatto in forma libera. La certificazione dovrà poi essere allegata al bilancio d’esercizio ed esibita nell’ambito di successivi controlli.

La circolare 13/E ha, sul punto, chiarito che «la previsione normativa di “allegazione al bilancio” va intesa nel senso che i soggetti tenuti alla redazione del bilancio non devono materialmente allegare al bilancio d’esercizio, depositato presso il registro imprese della Camera di Commercio, la documentazione contabile oggetto di certificazione, in quanto è sufficiente che, una volta predisposta, sia conservata e resa disponibile, insieme al bilancio, al momento del controllo».

Quanto alle eventuali conseguenze derivanti dalla mancata osservanza di quanto stabilito dal Legislatore, appare confortante la precisazione del Fisco, secondo cui la mancata “allegazione” al bilancio, nei termini precisati, della certificazione contabile, costituisce solo una violazione di natura formale ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 19 dicembre 1997, n. 471, alla quale si rende applicabile la sanzione da 250 a 2.000 euro, prevista dal comma 1 dell’articolo 8 citato, con possibilità di avvalersi, ai fini sanzionatori, del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Non è quindi in discussione il diritto al mantenimento del bonus maturato.

Fonte Il Sole 24 Ore