Imprese in crisi, fondi per 300 milioni

Al via le richieste per ottenere i fondi per rilanciare le imprese in crisi: il Mise, attraverso Invitalia, può immettere fino a dieci milioni di euro per l’acquisto di quote di capitale e per erogare contributi a fondo perduto per la salvaguardia dei posti di lavoro; sono disponibili 300 milioni di euro.

Le imprese che possono richiedere l’intervento dello Stato devono appartenere a una delle classificazioni previste dal Dl 34/20 articolo 43 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Possono essere di qualsiasi dimensione, laddove detengano beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale, mentre, in assenza di questo pre-requisito, devono avere almeno 250 dipendenti o essere titolari di marchi storici di interesse nazionale. I richiedenti, eventualmente corrispondenti ai precedenti proprietari, possono essere anche nuovi acquirenti interessati a rilevare le aziende oppure i dipendenti stessi dell'impresa che vogliono acquisirla in tutto o in parte; prima di presentare la domanda telematica, l’impresa deve aver avviato un confronto presso la struttura per la crisi d’impresa del Mise.

L’intervento dello Stato nel capitale dell’impresa, tramite Invitalia, è subordinato alla compartecipazione del rischio da parte di altri soggetti; investitori privati indipendenti devono apportare almeno il 30% delle risorse previste. L’impresa proponente, in maniera diretta o tramite eventuali acquirenti, deve apportare un contributo che varia in base alla dimensione dell'azienda.

Le piccole imprese devono contribuire al progetto immettendo almeno il 25% di quanto necessità, le medie il 40% e le grandi il 50%. Invitalia può realizzare investimenti in quasi equity, in aggiunta o in alternativa all’acquisizione della partecipazione; quest’ultima non può durare più di cinque anni. I richiedenti presentano un piano di ristrutturazione che deve essere idoneo a sostenere la continuità e lo sviluppo dell’attività d’impresa, deve essere volto a ridurre gli impatti occupazionali connessi alla situazione di crisi economico-finanziaria e deve prevedere l’attivazione di capitali privati e pubblici a sostegno dell'attuazione dei piani di ristrutturazione.

Il contributo a fondo perduto, concesso solo alle imprese con oltre 250 dipendenti, è parametrato sul numero di dipendenti e prevede per ognuno di loro una quota massima di 5mila euro l’anno, per tre anni. È subordinato al mantenimento dell’occupazione nell’ambito del programma di ristrutturazione. Il contributo decresce se sono previste riduzioni di personale nel periodo di fruizione del contributo o nei due anni successivi. L’eventuale ubicazione dell’impresa in aree svantaggiate consente un incremento del contributo del 50% per lavoratore per una durata di cinque anni.

Fonte Il Sole 24 Ore