Decreto Dignità: i punti per le imprese

Venerdi scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto dignità.
Entrano ufficialmente in vigore i nuovi limiti alla delocalizzazione per le imprese che acquistano beni o impiegano lavoratori dipendenti fruendo di agevolazioni, benefici o aiuti di Stato nel nostro Paese.
Viene meno anche all’applicazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo in caso di acquisto di beni immateriali nell’ambito di operazioni infragruppo.

Contrasto alle delocalizzazioni

Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata in Stati non appartenenti all’UE entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l'importo dell'aiuto fruito.

L’importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è, comunque, maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti percentuali.

Le imprese italiane ed estere che beneficiano di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.

Perdita dell’iperammortamento

Il decreto Dignità dispone che i beni che beneficiano degli iperammortamenti devono essere destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. Tuttavia, le disposizioni si applicano agli investimenti effettuati in data successiva all’entrata in vigore del presente decreto.

Se, nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo, i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o sono destinati o trasferiti a strutture produttive situate all’estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, si procede al recupero dei benefici fiscali fino a tale data fruiti.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo

Il decreto Dignità opera una stretta sui costi ammissibili al credito d’imposta ricerca e sviluppo. Dalla base di calcolo del beneficio vengono esclusi i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali da imprese appartenenti al medesimo gruppo. Tale esclusione va operata anche nel calcolo della media triennale di riferimento.

A tal fine, si considerano appartenenti al medesimo gruppo le imprese controllanti o controllate da un medesimo soggetto ai sensi dell’articolo 2359 C.C. inclusi i soggetti diversi dalle società di capitali, ad eccezione dello Stato e gli altri enti pubblici; per le persone fisiche si tiene conto anche di partecipazioni, titoli o diritti posseduti dai familiari dell’imprenditore, individuati ai sensi dell’articolo 5, comma 5, del TUIR.

Per gli acquisti derivanti da operazioni infragruppo intervenute nel corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge, resta ferma l’esclusione dai costi ammissibili della parte del costo di acquisto corrispondente ai costi già attributi in precedenza all’impresa con sede in Italia in ragione della partecipazione ai progetti di ricerca e sviluppo relativi ai beni oggetto di acquisto.